Burnout caregiver: il carico emotivo di un familiare che segue un malato di Alzheimer

Come affrontare il peso emotivo dell'assistenza e come mantenere il proprio equilibrio emotivo

Come fare ad affrontare poi le varie fasi di malattia senza coinvolgersi troppo, senza farsi assorbire completamente dall’assistenza e dal progredire della demenza?

Si tratta di una domanda che arriva molto spesso da parte di coloro che si occupano di una persona che vive la demenza o l’Alzheimer.

È una situazione purtroppo molto comune, soprattutto quando il familiare (o più in generale caregiver) prende su di sé tutto il carico dell’assistenza.

Un suggerimento che è sempre valido è quello di cercare delle alternative, cercare aiuto: quando è difficle capire da dove cominciare, può essere utile provare a capire se c’è modo di delegare almeno una parte dell’assistenza

Questo può avvenire:

  • Attraverso servizi di assistenza domiciliare, quindi, ad esempio, con una badante esperta che possa occuparsi della persona che vive la demenza da poche ore al giorno a tutta la giornata;
  • Attraverso servizi extradomiciliari. Non esistono solo le RSA (o “case di riposo”, come sono spesso conosciute): a seconda del territorio di riferimento, esistono realtà come il centro diurno, i caffé Alzheimer e gli Atelier Alzheimer, adatti a diversi livelli di autosufficienza. 

È molto importante, comunque, rivolgersi all’assistente sociale per una presa in carico, così come informarsi sulle realtà che esistono a supporto delle persone anziani non autosufficienti. In Toscana, ad esempio, esiste PuntoInsieme, un servizio che attraverso una segnalazione del bisogno aiuta a strutturare le migliori soluzioni sulla base delle necessità della persona che vive la demenza. 

Grazie a queste realtà è possibile accedere ad informazioni relative a quali progetti possano essere fattibili, attraverso magari dei contributi, sempre al fine di non tenere tutto il carico sulle spalle del caregiver.

Quando il caregiver assiste il proprio familiare 24 ore su 24, diventa molto complessa anche la gestione emotiva della malattia, e molti riportano la sensazione di sentirsene completamente risucchiati.

Il ruolo complesso che viene svolto può generare sensazioni di frustrazione, solitudine e disorientamento nel caregiver o nella badante. Questi sentimenti, insieme ad eventuali criticità nella cura e nell’assistenza difficili da gestire all’interno del domicilio, possono portare alla manifestazione di comportamenti disfunzionali che, a loro volta, aumentano il rischio di sviluppare disturbi del comportamento.

In questo senso, è molto importante cercare un aiuto di tipo psicologico, un sostegno che possa dare, oltre che a indicazioni sui servizi da poter attivare per diminuire il carico di lavoro, anche quali strategie utilizzare per far fronte via via, a ogni fasi della malattia.

È importante ricordare, quindi, che non c’è bisogno di affrontare queste realtà da soli. Quando ci troviamo in situazioni difficili, come ad esempio nel ruolo di caregiver o badante, è normale sentirsi frustrati e disorientati. Tuttavia, non dobbiamo trascurare questi sentimenti, ma piuttosto riconoscerli e cercare il supporto necessario per affrontarli. Cercare aiuto può assumere diverse forme: non aver paura di chiedere aiuto e ricorda che, a volte, l’aiuto esterno può fare la differenza nella gestione delle difficoltà quotidiane.

Invitiamo tutti coloro che sono interessati a ridurre il carico assistenziale da parte del caregiver di visitare la pagina Nomos dedicata all’Atelier Alzheimer.

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