Che cos'è il Caffè Alzheimer

Uno spazio informale contro l'isolamento sociale

Il Caffè Alzheimer è uno spazio informale e de-istituzionalizzato per i malati ed i loro familiari: un luogo accogliente, in cui trascorrere qualche ora insieme, socializzare, e parlare dei propri problemi. Affiancati dalla presenza di operatori esperti.

Nasce nel 1997 a Leida, Olanda, da un progetto dello Psico-geriatra olandese Bere Miesen, anche se nel corso del tempo ha avuto interpretazioni diverse che sono tipiche di altri momenti (dall’occasione di formazione/informazione dei familiari, tipico di un Centro di Ascolto per familiari, a quella di animazione per i malati, tipica di un Centro Diurno).

Il Caffè Alzheimer infatti nasce per evitare di proporre alle famiglie dei malati occasioni che sono già offerte in altra forma e per affidare, a questo momento, obiettivi di sostegno e socializzazione che le istituzioni non sono in grado di offrire.


L'importanza di affiancare il nucleo familiare

Il Caffè Alzheimer come soluzione ai bisogni del malato e della famiglia

La malattia di Alzheimer determina bisogni diversi che richiedono risposte diverse. Risposte che vengono offerte da professionalità e ruoli diversi, con competenze mirate, non solo alla protezione della salute e alla migliore cura della persona malata, ma anche alla qualità di vita della persona che si prende cura quotidianamente del malato e, più in generale, dell’intero nucleo familiare.

Se alla Rete dei Servizi spetta l’erogazione di servizi sanitari tempestivi e appropriati, e servizi sociali e assistenziali, ad integrazione delle risorse familiari nella copertura assistenziale, le Associazioni di tutela, consentono alle famiglie dei malati di affrontare nel modo migliore i problemi connessi alla cura del malato, avendo al tempo stesso molta attenzione alla qualità di vita del nucleo familiare.

Ecco perché nasce il Caffè Alzheimer: per sostenere e supportare i bisogni dell’intero nucleo familiare.


Un problema di isolamento sociale

Le cause che allontanano amici e parenti e che il Caffè Alzheimer vuole risolvere

Tra gli effetti della malattia sulla famiglia, oltre ai problemi di compatibilità tra lavoro di cura e lavoro, ai problemi economici derivanti dal costo dell’assistenza, si presentano nel tempo problemi di isolamento sociale, causati da una molteplicità di cause:

  • amici e parenti non hanno spesso le risorse per mantenere una relazione con la famiglia, condividendo problemi e sofferenza, e si allontanano progressivamente nel corso della malattia, che copre un arco di tempo di molti anni;
  • i familiari stessi favoriscono, più o meno consapevolmente l’isolamento, preoccupati dalle condizioni del malato e impegnati nella cura quotidiana. Diventa difficile per loro chiedere aiuto o delegare, anche parzialmente l’assistenza;
  • la società tende a stigmatizzare la persona malata, che viene identificata con la sua malattia, perdendo identità, storia, riconoscimento di competenze;
  • la società tende a stigmatizzare anche il familiare del malato, che è identificato con il suo ruolo di cura, perdendo anche lui identità e riconoscimento di bisogni personali;
  • per i motivi precedenti, i familiari hanno difficoltà a coltivare relazioni o frequentare luoghi di incontro, coinvolgendo il malato, condizionati da un senso di pudore che li porta a proteggere e non mostrare le sue fragilità.

ll Caffè Alzheimer - “Palestra di Relazione”

Un ambiente informale per rispondere ai bisogni di relazione

Con il Caffè Alzheimer ci si propone di creare un’occasione concreta per affiancare la famiglia di una persona con Alzheimer in un percorso di rottura dell’isolamento sociale.

Le famiglie, invitate agli incontri del Caffè insieme al malato, sono accolte in un ambiente informale e de-istituzionalizzato da operatori esperti nella relazione con il malato e operatori esperti nell’ascolto dei familiari.

Il Caffè può essere definito un Ambiente Ecologico Alzheimer, nel senso che risponde ai bisogni di relazione del malato di Alzheimer, garantendo la protezione necessaria affinché il malato possa esprimere le sue abilità e le sue emozioni.

L’esperienza insegna che, anche se la malattia di Alzheimer ha un carattere progressivo e, allo stato attuale delle conoscenze, inarrestabile, lo stile di vita del malato e le modalità di svolgimento delle attività della vita quotidiana, se appropriati, possono contrastare efficacemente la progressione dei sintomi e il decadimento funzionale.

Il Caffè Alzheimer si presenta, a questo proposito, come una palestra di relazione, nella quale è possibile vivere contemporaneamente le tre dimensioni della relazione: relazione malato<->operatore, relazione familiare<->operatore e relazione malato<->familiare. Si tratta dunque di una importante occasione di addestramento alla relazione terapeutica con il malato, finalizzata alla qualità della vita e al mantenimento delle funzioni.


Il Caffè per ogni forma di demenza

Non solo l'Alzheimer

Al Caffè non si accolgono solamente persone malate di Alzheimer. Il Caffè è rivolto a persone con qualsiasi tipo di demenza, e al loro nucleo familiare.

Nomos infatti è la prima realtà in Toscana, ed in Italia, a svolgere il Caffè Alzheimer anche all’interno di un asilo nido.

Gli obiettivi del Caffè Alzheimer

Un'occasione concreta per l'intero nucleo familiare

Come una “palestra di relazione” tutte le attività sono condivise tra i presenti e cercano di far emergere le abilità e le emozioni dei malati e rinforzare la fiducia dei familiari nei confronti del malato stesso. Le attività proposte non sono previste in maniera strutturata, ma sono svolte in modo da costruire una relazione individuale con i malati.

Ogni attività proposta nel Progetto Caffè Alzheimer viene svolta cercando di raggiungere gli obiettivi del proposti dal Caffè:

  • facilitazione dell’apertura alle relazioni della famiglia del malato;
  • coinvolgimento del malato, insieme ai suoi familiari, alle attività proposte, che sono di svago e passatempo;
  • rilevazione di bisogni di informazione, consulenza, e sostegno della famiglia, per i quali si attivano le risorse del Centro di Ascolto;
  • superamento dello stigma che accompagna il malato e la famiglia.

Nel momento iniziale degli incontri vengono presentati e ascoltati i nuovi arrivati, mentre ai partecipanti vengono offerti caffè, bevande e spuntini, così da creare veramente un ambiente informale. Spesso vengono consumati dolci comprati o preparati a casa, mostrando così l’interesse a contribuire al successo dell’iniziativa.

La prima parte dell’incontro è sempre rivolta alle “chiacchiere” sull’attualità, sulle notizie dei giornali o su cosa è successo nei giorni precedenti. La seconda parte, se non sono previste attività particolari, è dedicata alla musica e alle canzoni, una delle attività preferite da tutti, con annessi giochi sul tempo delle canzoni e i cantanti, oppure ad attività occupazionali, quali i laboratori di pittura, bricolage, ecc.

Se emerge, da parte di alcuni familiari, l’esigenza di colloqui informativi legati alla cura della persona o altre problematiche, si accoglie brevemente la richiesta e si rimanda la discussione ad un successivo incontro al Centro di Ascolto, per non allontanare i familiari dal loro malato. I familiari possono richiedere incontri con professionisti specifici (geriatri, neurologi, assistenti sociali, psicologi, infermieri) durante i quali potranno approfondire una tematica richiesta, oppure sfruttare il momento dedicato per porre domande.

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